Sushi

I ristoranti giapponesi di Milano -e non solo, temo- sono tutti gestiti da cinesi. Nulla in contrario eh, ma è come mangiare che so, a New York in un ristorante italiano gestito da uno di Lugano.
Lo so, sono cose mie, ma lo dico così, forse qualcuno ancora non lo sapeva…

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Human behavior

Perché alcune  persone non hanno il coraggio di dire le cose come stanno, anche le più banali, e mentono?

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A Paris

Parigi è bella, incantevole, multirazziale, scenografica, melanconica, romantica. Vale sempre la pena tornarci.

Per esempio:

- a Parigi -come nelle città evolute del mondo- sulle scale mobili in metropolitana la gente si mette sulla destra e lascia il passaggio per chi ha fretta.Sembra banale, ma in  Italia non succede
-a Parigi, nei luoghi delimitati (uffici, condomini) la gente ti saluta
-a Parigi grandi e bambini giocano ancora a pallone nelle strade

- a Parigi ci sono molti barboni, altrove più semplicemente chiamati clochard

- a Parigi, nei parchi, la gente fa le cose più strane

- a Parigi la gente fa jogging con il Moncler o come se fosse a un defileé

- a Parigi la metropolitana ha le gomme

- anche a Parigi è pieno di souvenir, ma vuoi mettere la qualità? Pensate cosa avrebbe potuto fare Tartaglia con una di queste…

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Nuovi surreali tentativi di approccio in discoteca

Avventore A:  – Ciao, ma come sei rossa, hai bevuto?

Avventrice B: -…(leggermente sorpresa) mhh, no…ho fatto una lampada!

Avventore A: – Ma sei particolarmente rossa!

Avventrice B: -GRAZIE!!!

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Gli auguri ai tempi di feisbuc

A distanza di un anno si ripete la statistica sugli auguri di buon compleanno.

Facebook la fa sempre da padrone, però non sfonda, e questa è già una buona notizia.

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Schmap!!

Hi Fabio,
I am delighted to let you know that your submitted photo
has been selected for inclusion in the newly released tenth
edition of our Schmap Venice Guide.
Thanks so much for letting us include your photo – please
enjoy the guide!
Best regards,

Claire Evans
Editor, Schmap Guides

(Piccole eh, ma pur sempre soddisfazioni!)

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Visti per voi: Arctic Monkeys a Milano

Ciao Mamma esco…

- Ma ancora? Sei già uscito ieri sera. Non mi va tanto questo andazzo.

- Ma mamma, ieri avevo le prove, questa sera invece c’è il concerto.

- Un’altro? Dove vai a suonare questa sera?

- A Milano mamma, al Palasharp.

- Va bene Matt, ma non fare tardi però!

Ecco, questo è il dialogo che mi immaginavo mentre osservavo Matt Helders con la sua espressione da adolescente pestare sulla batteria a concerto appena iniziato. Poi mi sono guardato un po’ intorno, osservando anche il pubblico sold out, anch’esso direi supergiovane. Mi sono chiesto come mai un gruppo che giovanissimo naturalmente fa presa sui giovanissimi, non sfondi anche tra le generazioni -diciamo così- più mature. Ma detto per inciso, non mi sentivo fuori luogo, solo alzavo un po’ l’età media. Quello che sarebbe successo in qualsiasi altro contesto non è successo con questi sbarbatelli anglosassoni. Perché?

Perché sono tosti, freschi, allegri, scanzonati, fantasiosi e tecnicamente molto bravi nel suonare insieme. Sì, ‘musica d’insieme’ si potrebbe definire un loro spettacolo. Le caratteristiche scariche di batteria, gli intrecci tra le 3 chitarre (molto belle le differenti sonorità) gli impasti vocali, i cambi di ritmo, gli inseguimenti forsennati, tutte cose che alle nostre scimmiette riescono assai bene. Non c’è dubbio, questa è una delle migliori live band in circolazione.

Due orette passate bene bene, con il pubblico molto partecipe e  con alcuni momenti di delirio collettivo, il migliore all’ attacco di “When the sun goes down”. Alex Turner gigioneggia (era tanto che volevo scrivere ‘gigioneggia’) e tiene la scena veramente come una rockstar consumata.

Come l’anno scorso, concerto di apertura di altissimo livello e come l’anno scorso mi ritrovo a scrivere: difficilmente non vedrete gli AM sul podio della mia personale classifica dei concerti 2010 .

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Il cinema del Magiaro in due righe: La prima cosa bella

Ecco un film da non perdere: Virzì ottiene il meglio dai protagonisti  di questa pellicola che cavalca quarant’anni di storia di una famiglia livornese. Su tutti Stefania Sandrelli, direi immensa, poi Valerio Mastandrea e tutti gli altri. Questo credo che sia un merito da ascrivere al regista, come anche quello di usare tempi perfetti cosicché la commozione non sconfini mai nel patetico o  nella facile ricerca della lacrima (che pure scende, ah se scende).  Ma al momento giusto, una battuta, uno stacco, un cambio di registro di riporta al sorriso.

Contagioso. Voto 8 1/2

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Passepartout

Il termine passepartout può indicare:

- un tipo di chiave che si adatta a più serrature- un programma open source per X Window System

- un personaggio del Romanzo di Jules Verne il giro del mondo in 80 giorni, maggiordomo ed amico del protagonista Phileas Fogg.

- una striscia di materiale che raccorda il quadro vero e proprio con la cornice.

Fonte Wikipedia

Oppure la bella trasmissione in onda la domenica alle 13.25 su RAI3. Condotta da quel gran simpaticone di Philippe Daverio è uno dei pochi programmi per cui vale la pena di accendere la TV.

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Concerti 2009: classifica finale

Eccoci di nuovo all’ ormai consueto appuntamento con la classifica dei concerti visti negli ultimi 12 mesi. L’anno scorso la classifica magiara vedeva vincitore, tra una prestigiosissima  schiera di partecipanti, Paul Weller.

 Quest’anno in concorso abbiamo: PJ Harvey, Franz Ferdinand, U2, Vasco Brondi aka ‘Le luci della centrale elettrica’, Joe Jackson, Julian Plenti, Elio e le Storie Tese e i Deep Purple. Composizione molto variegata con mostri sacri, emergenti e capostipiti della scena alternative. Classifica difficile da comporre e che presuppone scelte dolorose. Tali scelte sono da ritenersi assolutamente arbitrarie, nel senso che il posto in classifica è assegnato in base a sensazioni ovviamente del tutto personali, dettate dalle sensazioni provate, dall’umore, dalla novità, dall’affetto e non necessariamente ed esclusivamente dal valore assoluto del concerto e dell’artista. 

Anche quest’anno lascio fuori classifica gli Elii. Concerto anomalo per loro, celebrativo del ventennale dall’uscita del primo disco. Location prestigiosa agli Arcimboldi con tanto di accompagnamento  orchestrale di 48 elementi, sono stati eccezionali come al solito, ma questa dimensione a mio parere li penalizza. Viva il concerto sgrauso al palasharp!

E allora dai, si parte sul serio.

7. Julian Plenti. Posizione in apparenza penalizzante per Paul Banks. Ciò è dovuto non tanto per la qualità del concerto ma per il doversi misurare con artisti di calibro superiore e  per la pochezza di repertorio, avendo al suo attivo come solista soltanto un album. Ma questo, e lo vedremo in seguito, non è un elemento discriminante  in assoluto. Acerbo

6. Dispiace ancora di più vedere PJ Harvey così in basso, ma al suo concerto ci sono rimasto male davvero. Avara

5. Non il loro concerto migliore di sempre. Io li ho visti ormai tante volte, una anche a Wembley e tutto quello che viene dopo è meno. Nemmeno il peggiore concerto di quest’anno, va detto. Grande show, grande palco, ma insomma…qualcosa mi è mancato: forse è solo che per me non sono più una novità, forse i megaeventi mostrano molti limiti ma molto più probabilmente gli U2 non hanno più il fuoco sacro che brucia dentro di loro. La posizione per me è questa. Megalomani

4. Ai margini del podio i dinosauri dell’Hard Rock, i Deep Purple. Forse precedono gli U2 solo perché per me erano una novità assoluta, ma non insidiano i primi tre. Comunque un concertone, va detto. Immortali

3. Sono stati gli apripista della mia stagione e i Franz Ferdinand confermano la previsione di un podio sicuro, come anticipato a suo tempo nel post di commento. Meritavano forse qualcosa in più. Sicurezza

2. Ecco la prima sorpresa della classifica: Vasco Brondi. Convinto che molti dei miei lettori non lo conoscono ancora, invito tutti alla sua scoperta. Rivelazione

1. Perfetto nella cornice magica di Villa Olmo, la mia modestissima classifica incorona nel 2009 Joe Jackson. Una sorpresona anche per me, estimatore di questo artista inglese ma non fino al punto di considerarlo tra i mie preferiti di sempre. Mostro

 

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Visti per voi: Deep Purple a Milano

deep-purple

Nemmeno il tempo di capire cosa siano nel 2009 i Deep Purple (oh, dico, i Deep Purple: 4o anni sulla scena!) che questi mi aprono il concerto con Highway Star. Mi riprendo e cerco di realizzare:

    1. tutti i componenti della band -3/5 della formazione originale- nonostante l’età o forse proprio per nasconderla, rispecchiano lo stereotipo della rockstar: chi come Roger Glover con  bandana e stivalazzi, chi come Ian Paice con una ingrigita chioma legata in una lunga coda e chi come Steve Morse, fantastico chitarrista sostituto da molti anni di Ritchie Blackmore, con fluente capello lungobiondo. Ian Gillan no. Ian Gillan porta capelli corti ormai bianchi, una t-shirt grigia, dei jeans tipo quelli che indossa mio padre e delle sneakers bianche. Un tipo così me lo vedo più che sul palco, al parco passeggiando, mano con la mano al nipotino.
    2. Ian Gillan in questa tenuta stride un tantino rispetto al ricordo che si può avere di lui, giovane con lunghi capelli neri e risulta difficile pensarlo come un interprete della musica del diavolo. Però questo 64enne canta -e anche bene- per un paio d’ore. Registro un inizio appena incerto e un’estensione vocale che non è forse più quella di una volta. Ma si difende eh, ahhh se si difende!
    3. Steve Morse è un figo pazzesco (con la chitarra, si intende). E anche tutti gli altri è un piacere vederli suonare, nessuno escluso.
    4. Non posso dirmi un profondo conoscitore dei Deep Purple, di loro nel mio bagaglio musicale c’è solo l’immancabile Made in Japan e Deep Purple in Rock e forse è per questo che solo ora mi accorgo (ma con molta evidenza) della forte matrice blues, travestita da hard rock, di molti dei loro pezzi. Uno su tutti, Black Night.
    5. Di cosa parlano i loro pezzi? Hanno lasciato un segno? Dicono qualcosa di importante? Non ne ho la più pallida idea e mi rendo conto di non avere mai considerato i Deep Purple se non per il loro genere musicale.
    6. Senza  passare purtroppo per Speed King e Child in Time si arriva velocemente alla parte finale e incendiaria del concerto, quella compresa tra Space Truckin, Hush, Smoke On The Water e la già citata e micidiale Black Night.
    7. Smoke On The Waters. Qualcosa su questo pezzo lo devo dire. Chi non lo conosce? Chi non ha imparato a suonare la chitarra con il suo celeberrimo riff? Chi, anche se non ha mai imparato a suonare la chitarra, non ha provato almeno una volta a suonare su una corda sola le sue quattro note? Con un atteggiamento misto di emozione e concentrazione mi godo questa pietra miliare del rock, arrivando alla conclusione che la sua fortuna non sta solo nel riff di chitarra ma anche (e direi in maniera importante) nell’incedere incalzante della batteria di Ian Paice. (Ri)ascoltare per credere.
    8. Può bastare, davvero. Una volta nella vita bisognava vederli, che diamine!

Grazie ragazzi.

Smoke On The Water

We all came out to Montreux
On the Lake Geneva shoreline
To make records with a mobile
We didn’t have much time

Frank Zappa and the Mothers
Were at the best place around
But some stupid with a flare gun
Burned the place to the ground, now

Smoke on the water
A fire in the sky
Smoke on the water

But burning down

You know, they burned down the gambling house
It died with an awful sound
Funky Claude was running in and out
He was pulling kids out the ground

When it all was over
We had to find another place
Swiss time was running out
It seemed that we would lose the race, now

Smoke on the water
A fire in the sky, burning, burning
Smoke on the water

Down to the ground
Hear you play

You know now, we ended up at the Grand Hotel
It was empty cold and bare
With the Rolling truck Stones thing just outside
Making our music there

Few red lights and a few old beds
We made a place to sweat
No matter what we get out of this
I know, I know we’ll never forget, now

Smoke on the water
A fire in the sky
Smoke on the water

Everywhere, everywhere

See me burn, alright now
It was tumblin’ down
Burn, burn, burn, yeah
It’s burning down, oh baby
It’s burning down

It’s burning down
Burning down


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Visti per voi: Julian Plenti

Julian Plenti è Paul Banks,  leader, cantante e chitarrista di un gruppo cult degli ultimi anni, gli Interpol. Julian Plenti quest’anno ha prodotto un album solista, che degli Interpol presenta un significativo ricordo ma che va oltre. Julian Plenti ieri ha presentato in concerto il suo lavoro ai Magazzini Generali di Milano.

Come prima cosa c è da dire che Julian Plenti sa suonare: il dubbio mi era venuto  assistendo in passato alle esibizioni (2) tecnicamente molto discutibili degli Interpol. Ciò mi rassicura, sarebbe un peccato che la splendida voce e la notevole capacità compositiva di questo fascinoso artista fosse macchiata da una tecnica incerta (erano gli altri Interpol a non saper suonare?).

Il concerto ha soddisfatto le aspettative, favorito anche dall’intimità del luogo. Certo, non ci si poteva aspettare un concertone da chi ha prodotto un solo album, e infatti verso la fine, dopo aver proposto la quasi totalità dei brani di Skyscraper , Julian Plenti ha raschiato il fondo del barile, proponendo degli inediti ed una piacevole cover di A horse with no name degli America. Forse un prezzo più popolare avrebbe dato maggior senso a questa esibizione, ma tant’è.

Siamo ormai alla fine di questo anno concertistico, all’appello mi manca ormai solo l’appuntamento di martedì, con i dinosauri del rock, i Deep Purple. Subito dopo  la tradizionale classifica.

Stay tuned.

julian_plenti

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Costituzione della Repubblica Italiana

Sabato 5 dicembre, Milano Piazza Fontana: No Berlusconi Day.

Ho sentito il bisogno di andarci, in parte per esserci e in parte per osservare. Non esprimo qui alcun giudizio sulla manifestazione in sè stessa ma riporto solo un intervento che mi ha toccato di un’ insegnante , per potenza del contenuto e credo anche perché declamato davanti a qualche migliaia di persone (non tante, credo 3-4 mila). Lei ha sostanzialmente solo letto un articolo:


Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Art. 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

NoBDay

Mi pare che purtroppo  in Italia non si vada in questa direzione.

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Ascoltati per voi: Julian Plenti e Pearl Jam

Da un paio di settimane in heavy rotation sui miei dispositivi di riproduzione musicali: i Pearl jam in splendida forma con l’ultimo Backspacer, tornati quasi ai livelli degli esordi. Una nota a parte merita Julian Plenti, aka Paul Banks, aka la voce degli Interpol. Niente male il suo lavoro d’esordio come solista. Le atmosfere ricalcano molto quelle degli Interpol ma con l’aggiunta di brani più intimisti, strumentali e quasi acustici.

Su tutte ‘No chance survival’.

Lo aspetto il 12 dicembre ai Magazzini Generali. (Oh, anche i Pearl Jam li aspetto con ansia, ma per il momento non sono annunciati…)

“You will make it, but only if you run” Julian Plenti

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