
Dopo il meraviglioso “L’uomo senza passato” di qualche anno addietro ero curioso di vedere questo nuovo lavoro di Aki Kaurismaki. Curiosità non delusa. In “Miracolo a Le Havre” ci si catapulta in una favola lieve con eroi fuori moda, non giovani e non belli, ma semplici e genuini. Il film a volte sembra costruito come delle tavole di un fumetto per merito delle inquadrature, dei colori, dei dialoghi scarni e delle caratterizzazioni caricate di alcuni personaggi (il vicino spione su tutti, ma anche il commissario e Little Bob) . C’è un’effetto straniante nella rappresentazione del film del quale si fatica a capire l’ambientazione temporale: i personaggi positivi e il loro mondo sono apparentemente collocati nella povertà ed essenzialità degli anni ’60 ma con continue incursioni e commistioni con l’attualità dove, attraverso la vicenda che si occupa di immigrazione e applicazione di leggi sbagliate, viene rappresentato tutto il negativo della società contemporanea.
Un cinema diverso con molto spazio alla poesia. Andate a vederlo se potete.
