Sebbene gli headliners fossero i The Drums, il mio vero obiettivo erano i Cloud Control: ciccati clamorosamente poiché improvvisamente si è deciso di applicare lo stile inglese all’orario di inizio concerti. Ore 20, si parte! Giustamente l’O. mi fa notare che sarà “l’effetto Monti” che inizia a farsi sentire.
(Ma sul sito di info si parlava delle 20 come ora di apertura cancelli, ma chettelodicoaffare). Io arrivo alle 20. 30, pensando di essere in orario ma a quel punto la frittata era fatta e così assisto solo a due pezzi, sgrunt@#!
Un vero peccato, per quel poco che ho potuto vedere confermo la buona impressione avuta dal lavoro in studio. Secondo me sono bravi e vanno tenuti d’occhio.
Anche i The Drums hanno confermato l’opinione che mi ero fatto ascoltandoli almeno quel tanto che basta per non arrivare del tutto impreparato al concerto. Pezzi molto veloci, abbastanza simili l’un l’altro, spesso divertenti. Dal vivo emerge in maniera netta una certa assonanza con gli Smiths e la vena parecchio glam del leader del gruppo, che dimostra una bella personalità e presenza scenica. Bravi anche il resto dei componenti del gruppo: chitarra, tastiere, batteria e seconda chitarra che si alterna al basso durante la performance. Per il resto poco altro da dire se non dell’uso molto intenso di echi e riverberi e synth e un pizzico di snobismo nel decidere di non eseguire il loro pezzo più famoso Let’s go surfing. Molto gggiovani loro, molto gggiovane il pubblico.
In definitiva mi sembra non aggiungano nulla e, se ciò non va considerato per forza di cose in modo negativo, nemmeno mi dà però modo di pensare ad un lungo futuro per loro. Ma siccome hanno fatto la loro parte in modo onesto e piacevole, gli auguro di saper diversificare il loro repertorio e che io venga smentito.

