Come si misura la qualità di un concerto?
-Dalla purezza del talento espresso? Sì, certo.
-Dall’intensità? Sì, anche.
-Dal coinvolgimento e dalle emozioni suscitate? Direi proprio di sì.
-Dalla durata? No di certo. Non sono mai stato fautore dei concerti interminabili, però…
Però un concerto di un’artista con all’attivo una decina di album non può durare solo 75 minuti, che diamine; con l’aggravante che i biglietti più economici costavano la bellezza di 55€ (e il mio 70 )!
Il concerto: scenografia scarna, luci calde ed essenziali, il contorno dell’Auditorium è accogliente anche per il rock, nell’accezione più generale del termine. Ci sarebbero tutte le condizioni per un concerto ideale: Polly Jean parte con “Black Hearted Love”, il brano più trascinante dell’ultimo album , ed è un bell’inizio seguito da “Sixteen, Fifteen, Fourteen”. Poi qualche pezzo introspettivo recuperato dal repertorio passato intervallato con tutte le canzoni dell’ultimo album. I suoni e le atmosfere sono perfetti, il tono generale è molto rarefatto, quasi cupo. John Parish, coautore dell’album accompagna PJ con Fender Jaguar, Banjo, ukulele (non vorrei sbagliarmi ma credo che quella chitarrina minuscola si chiami così) e chitarra Dobro. Anche gli altri musicisti sono perfetti. La bravura di PJ la si intuisce più che gustarla veramente, e ci si sorprende da come riesca ad alternare potenza e durezza del canto a una grande dolcezza nei movimenti, nei gesti e nelle espressioni.
Ma la scelta del repertorio fa sì che il concerto non decolli mai, ci si aspetta ad ogni pezzo il cambio di marcia che non avviene perché PJ tralascia volutamente tutta la sua produzione più di successo, e beninteso non di minore spessore. Io sono rimasto lì ad aspettare invano Angelene, C’mon Billy, The Wind, The Mess we’re in, You Said Something, Good Fortune, A Perfect Day Elise, tanto per citarne alcuni. E invece nulla di tutto questo.
Quando dopo un’oretta ha annunciato l’ultimo pezzo della serata ho pensato di aver capito male ma ho anche iniziato a sentire puzza di presa in giro. Nemmeno per i bis si è sprecata, pur regalandoci la stupenda April che’ live’ acquista tutta la sua dimensione. E a nulla è valso lo stringersi del pubblico attorno al palco, attorno a lei.
Poco, troppo poco davvero. Le scelte artistiche hanno percorsi imprevedibili lo so, ma io penso che i bisogni del pubblico pagante vadano almeno in minima parte soddisfatti.
E’ stato come assistere ad una finale di Coppa dei Campioni all’ Old Trafford con la tua squadra del cuore favorita: bellissimo stadio, grande pubblico, le squadre più forti del mondo e le aspettative di una grande serata… Però la tua squadra perde.
Un grande senso di incompiuto. Una grande delusione.


sono veramente un tale fan di questa donna, questa voce, questa musicista, che ero venuta apposta a milano (da vienna) per vedere quel concerto. sono rimasta proprio delusa. sia perché la maggior parte del concerto mi annoiava, ma neanche l’atmosfera mi é colpita. si, sono contenta di averla vista – ma bisognava purtroppo di prendere coscienza ogni tanto che stavamo vedendo proprio Pj Harvey…
sonja> Benvenuta Sonja, sono anch’io un grande estimatore di PJ Harvey e anch’io avevo grandi aspettative. Mal comune mezzo gaudio? Anche se a me è andata un po’ meglio che a te: al concerto ci sono venuto da molto più vicino.
Per completezza ti devo anche dire che il cantante di un gruppo abbastanza noto in Italia l’ha definito uno dei più bei concerti della sua vita! Perciò che dire?
Peccato che non ha dato il massimo.
Forse si rifarà.
io invece non sono d’accordo. bisogna anzitutto tener conto che si trattava di un concerto non di Pj Harvey ma di Pj Harvey e John Parish, cioè di un progetto a parte, con un repertorio di pochi pezzi all’attivo (2 album soli), e sarebbe stato fuori luogo fare pezzi tratti dai dischi solisti di pj harvey (un pò come se i Radiohead dal vivo si mettessero a fare pezzi dell’album solista di Tom Yorke…oddio, magari lo fanno davvero, però lo troverei di cattivo gusto) e poi la scelta di un auditorium per la musica classica, oltre ad essere infelice per l’acustica, lasciava presagire un concerto un pò particolare, breve ma denso. Personalmente mi sono goduto tutti i 75 minuti del concerto, Pj era più calorosa e a suo agio del solito sul palco, e se tornassi indietro rispenderei i 55€ ben volentieri… scusa la verbosità, salut!
Playmaker67> Chissà quando e chissa se ci sarò?
Kush> Innanzitutto benvenuto anche a te e grazie per il commento. Sono d’accordo con te che il concerto previsto era di PJ Harvey e John Parish e che loro hanno all’attivo solo due dischi. Però John Parish ha prodotto e suonato in numerosi album con PJ e non avrei trovato affatto di cattivo gusto la proposizione di anche quella parte rimanente di repertorio.
Non ho neanche trovato affatto male l’acustica dell’auditorium ma soprattutto ti chiedo perché quel luogo dovesse lasciar presagire ad un concerto breve (durata minima dei concerti ivi tenuti, classici o lirici, dalle 2 ore in su). Sono contento per te (so che non sei il solo, qualcuno mi ha scritto che è stato uno dei concerti più belli mai visti) che si è goduto tutti i 75 minuti del concerto, in parte è stato così anche per me.
Non mi permetto di contestare la scelta artistica del repertorio (il non averla compresa potrebbe essere solo un mio problema); ma il non concedere niente al pubblico né con qualche pezzo dei più apprezzati, né come durata del concerto, con biglietti a 90€ mi sembra sconfinare in un problema di etica professionale. O no?