Con disillusione sincera, me lo dice a colazione il pugliese titolare de ‘La Casa Del Pane’ di Saint Petersburg, Tampa Bay, Florida.
Un italiano, negli Stati Uniti, in una cittadina dal nome vagamente russo. Emblematico dell’America e di una società che ha saputo creare ed esportare un sogno, dal quale tutto il mondo -loro stessi compresi- pare risvegliarsi. Certo in quell’ affermazione c’è il qualunquismo e l’approssimazione tipica di chi ha ricevuto una scarsa istruzione. Però c’è anche l’esperienza di chi si è trasferito, si è inventato una nuova vita, compra forni e vende pane, pizze e focacce (e panettoni in pieno agosto).
Del resto il declino dell’Impero Americano lo abbiamo visto anche all’Olimpiade con il sorpasso dei cinesi, ma del nuovo equilibrio, e dei nuovi rapporti di forza ce ne eravamo accorti tutti già da un po’.
Da là, da turista, dal mio lungo e per certi versi straordinario viaggio, non ci sono grandi rivelazioni ma prevalentemente conferme. L’America rimane un grande paese, in tutti i sensi, ma con enormi contraddizioni: lo spreco abnorme di risorse energetiche, le distanze, gli spazi, le metropoli, il lusso sfrenato e la povertà. Un paese dove a dispetto di un clima tropicale ti devi portare sempre un maglioncino per andare a cena e nell’hotel trovi sempre il letto con il piumino (ma il bidet non c’è mai, mortacci loro!).
Da Starbucks -e non è l’eccezione- per un caffè e una brioche ti forniscono nell’ordine:
- bicchiere di carta con etichetta autoadesiva stampata al momento con numero e tipologia di ordine.
- Coperchio di plastica per il bicchiere di carta
- cucchiaino di plastica usa e getta
- sacchetto di carta
Mi pare onestamente un po’ troppo! Uno spot tv abbastanza ossessivo che ho visto là, inizia più o meno così:
-Siamo un popolo di consumatori, e non c’ è niente di male in tutto ciò…
Ora, perdio, excusatio non petita, accusatio manifesta!
Kyoto, Kyoooooootooooooo! Il protocollllooooo!
Tutti ‘sti uragani che vi flagellano ve li andate cercando benedetti ragazzi!
Gli americani sono anche un popolo di obesi, sempre con qualcosa sotto i denti, ma anche questa non è una novità. E, cari miei, non è solo la qualità di quello che sbranate, ma anche la quantità: certi ‘bidoni’ di cocacola da 64 oz. nunsepossonovedè, e lascio a voi la conversione oz.-litri!
La bionda signora americana originaria della zona del Four Corner (Arizona, Utah, Colorado e New Mexico) seduta accanto a me durante il volo Milano-Chicago mi rivela tutto la sua ammirazione e il suo stupore per la linea invidiabile delle ragazze italiane (anche negli USA il punto vita non esiste, vedi qui) e mi chiede se ciò è dovuto al fatto che fumino molto. Faticando non poco per non riderle in faccia le devo ahimè spiegare che l’unica ragione è la diversa e più corretta alimentazione. Non so se mi ha creduto…
Eppure un paese collocato a quelle latitudini potrebbe portare di tutto sulle proprie tavole. Coraggio, avete il grano, qualsiasi tipo di ortaggio, la buona carne, la frutta. Avete tutto e siete ancora in pochi, cambiate abitudini!
La mia sensazione è che quello che non può la volontà, potranno le circostanze. Anche loro dovranno fronteggiare lo shock energetico, già adesso che il prezzo della benzina è salito a circa un dollaro al litro ( 0,70€ la metà di quanto la paghiamo noi) si legge di calo dei consumi e di differenti strategie dei grandi costruttori americani di auto: dai Suv alle auto più piccole. Per ora però l’unica VW Golf che ho visto era un 2.5 benzina, il resto quasi tutti SUV.
Già, i SUV. Gli americani sembrano avere una passione sfrenata per questi parallelepipedi semoventi a 8 cilindri di 6000cc. Tempo fa era il paese delle giardinette con le fiancate in legno e delle Cadillac, lunghe ed affascinanti berline a tre volumi. Ora sembrano esclusivamente un popolo di suvvisti. Dio solo sa quanti galloni succhiano ogni miglio che devono percorrere! E sono tante le miglia da fare, perché in America c’è spazio, c’è tanto spazio e, se questo è sicuramente un vantaggio l’altra faccia della medaglia sono le piccole e medie città americane dislocate in questo spazio. Tutte così dilatate, anonime, desolate, dove ti sembra non esserci nulla e di trovarti in città fantasma. Tallahasse ad esempio: 160.000 abitanti, pulita, ordinata, tipica cittadina del sud, ambientazione in stile ‘via col vento’. Bene, esci la sera e in giro non trovi un’anima. Non c’ è un vero centro, non ci sono veri ristoranti, non ci sono bar frequentati. –Ma i giovani dove vanno? Esistono? Come si ritrovano, come socializzano? Probabilmente solo in modo organizzato: scuole, società sportive, etc. etc. Ma nessuna forma di aggregazione spontanea, almeno così pare. Eppure fa caldo, è piena estate e non ti può non venire voglia di uscire! Ci si ritrova in pieno nell’iconografia tipica delle pellicole americane che parlano di disagio giovanile e sociale, depressione, disgregazione, maniaci e disadattati. E’ molto diverso che da noi: mi sembra di non sbagliare affermando che in Italia, in Europa –tranne che in alcune zone specifiche- queste problematiche esistono ma sono riconducibili più ad un fatto individuale che sociale. Nell’America vera, quella del Tennessee, dell’Alabama, del Texas o del South Dakota credo che sia un fatto generalizzato. Insomma, niente a che vedere con quanto di bello e di dorato ci propina la produzione di fiction statunitense. Ma da turista non mi sbilancio più di tanto, difficile entrare nelle dinamiche e nei meccanismi di una società. Solo, riferisco quanto visto.
Lo strano è che queste situazioni sembrano fare violentemente a pugni con il carattere degli americani: in generale un popolo simpatico, amichevole e socievole. Te ne accorgi in quasi tutti i luoghi, io personalmente l’ho notato a New York come nell’Alabama e nel Tennesse come a Key West.
Se devo dirla proprio tutta mi aspettavo anche di trovare un paese più avanzato ma a scanso di equivoci mi spiego meglio: c’è ancora un abisso tra l’Italia e gli USA in fatto di infrastrutture, servizi, ordine, organizzazione, civiltà, rispetto etc. etc. Ma mi aspettavo una modernità più spinta. Invece bene o male le cose che ci sono là le trovi anche qui. Non era così, mi pare, quanco ci andai 11 anni fa.
Chissà se Obama ce la farà a ridare lustro all’American Dream? Io sono pessimista, non tanto per le sue qualità che vanno naturalmente provate e sulle quali anch’io come tanti nutro molte speranze, ma perché temo che un paese minacciato al suo interno dalle varie crisi economiche e dei mutui subprime, sull’orlo della bancarotta a causa delle sciagurate guerre di Bush e minacciato dal crescente potere economico e politico di Russia, Cina, India e Iran si richiuda su se stesso invece di proiettarsi al futuro e in poche parole scelga la restaurazione. Cioè McCain.
P.s. Anche la mia America è finita ma le mie vacanze sono state molto diverse dal quadro dipinto. New York e i suoi club, Chicago e il blues, New Orleans ed il jazz, Key West con i suoi freak valgono la pena eccome di essere vissute.
P.p.s. Ho trascurato le bellezze della west coast solo perché non era la meta del mio viaggio.


Ho letto, rileggerò con più calma per riflettere; aspetto anche il racconto dell’America e delle sue musiche.
Speriamo che gli Americani si fidino del cambiamento (Obama), che Obama trasformi le parole in fatti e che nessuno nel frattempo lo faccia fuori.
Bentornato!
ciao Fabio! Un abbraccio. Bello questo post, credo che questo tuo viaggio sia stato una grande esperienza. Esilarante la battuta sul fumo!!, ma era capitato anche a me, che la gente non si capacitasse di questo. Ma bastava il commento sull’aereo di quelli che mentre alle 8 di mattina tracannavo cocacola mi additavano dicendo:look, she is drinking only water, come se fossi una asceta tibetana…
… devo dire che un pò mi mancano quelle fitte al cuore e quella vaga sensazione di stordimento dopo aver sbranato un baconator meal da wendy’s…
pare che a distanza di una settimana dal nostro passaggio tutte le località visitate siano state colpite da uragano… key west, miami, tallahasse, new orleans… porteremo mica sfiga?
Dea Walker>
Grazie e bentornata anche a te. Per Obama mi basterebbe che vincesse e poi il più sarebbe fatto. Difficile fare peggio di Bush. Riguardo alle musiche ci sto pensando, probabilmente scriverò qualcosa su Nashville ed il Country
Anja>
Grazie anche a te. Sono sicuro che ne avresti di cose ancora da raccontare della tua esperienza di MinneAnna…
Lorenz++> Uragani…insommma… piccole tempeste, niente di che! Sono peggio i temporali nell’Alto Milanese…
Il Baconator effettivamente ce l’ho ancora in assimilazione da qualche parte dell’intestino. Sarà per quello che ancora non sono riuscito a riprendermi del tutto? E’ da lunedì che dovrei decidermi a riprendere in palestra ma trovo sempre una scusa…
Sei stato a Tallahasse?! Mitico!!!
…ehm… probabilmente se non sei anche tu malato di Lost non capirai il mio entusiasmo…
bentornatooooo!!!!!finalmente!
splendido resoconto…eh l’Ammmerica…paese di contraddizioni!
un abbraccione…
R.
LB> effettivamente non ho mai seguito Lost, attendo presto delucidazioni in merito!
Kynky> Grazie grazie. E il tuo Messico?
Direi piuttosto che è qui l’America e non altrove.
pennanera67> Sì probabilmente hai ragione, non mi è venuta una gran voglia di trasferirmi negli USA e tendenzialmente non ci vivrei se non in alcune grandi città. Di quelle che ho visitato sicuramente NYC e forse anche Chicago. Una cosa però ho notato trascorrendoci 22 giorni: di quanto sono maleducati gli italiani rispetto agli americani. Già in aeroporto in attesa del volo di ritorno te ne accorgi in maniera piuttosto evidente.