La paella valenciana

15 luglio 2008 – 00:39

Non è l’unica cosa degna di nota di Valencia. Non è per quella che ci sono andato. Io, a dirla tutta, e non per snobismo, non l’ho nemmeno provata, che ormai in Italia la trovi ovunque. Mi sembra invece di assaporare ancora un ‘pulpo alla gallega’ che uhmmmm….

A Valencia ci si arriva con la Vueling, in un ora e trenta circa da Malpensa, poi con una confortevole, nuovissima e pulitissima metropolitana ad uneuroeottantacentesimi, in 20 min. sei in centro. Comodo!

Tutto è a portata di mano e così da dove inizia la sua visita il Magiaro? Ma naturalmente dalla parte nuova, la “Città delle arti e della scienza” di Santiago Calatrava, star dell’architettura universale (e non solo!).

La visita non mi ha deluso, anzi, ma stranamente neanche mi toglie il fiato. Eppure quelle costruzioni che richiamano l’ossatura e le forme animali ne avrebbero tutti i requisiti per farlo.

Mi infilo nel Museo delle scienze Principe Felipe che vale la visita, se non altro per scoprire che ho un piede greco (come il 22% della popolazione!)

il mio piede sinistro

E anche, meraviglia delle meraviglie, per vedere nascere un pulcino!

Ecco, in Italia mica le fanno cose così. Ma lì invece, ti ci piazzano due incubatrici pieni di uova e li vedi, prima fare un buchino nel guscio, poi lentamente, moooolto lentamente spaccarlo ed infine uscire stremati, ansimanti  e stramazzare al suolo come fossero già morti. Che fatica nascere ragazzi, credetemi!

Il bello di queste città spagnole come anche Barcellona, Bilbao e ancor di più Santander è che hanno la spiaggia “embedded”. Alla Malvarrosa ci vai indifferentemente con la ‘19′ che ferma sotto la mia pensione, o in metropolitana. Tutto ciò lo trovo fantastico. Le spiagge sono belle, ampie, ben servite e curate. Il mare non è caraibico d’accordo, ricorda la nostra migliore riviera romagnola, ma è pulito e l’acqua un brodino.

Bello rimanerci fino alle 20.30 e oltre sorseggiando la migliore Horchata del mondo (!). Io inizialmente l’ho sùbito identificata nella nostra orzata, ma ora non ne sono più così sicuro. Non saprei nemmeno dire se sia buona o no. E’ strana. Dopo anni e anni di astinenza urge assolutamente riprovare la versione italica.

Le spagnole anche sono carine, e mi è piaciuta la risposta di una giovanissima che alla domanda su cosa le piacesse di più fare mi ha risposto: “me encanta el mar!”. Per il resto ai valenciani, o non piace l’orologio, oppure hanno la fissa di chiedere l’ora. E in più l’impressione è che l’inglese lo sappiano veramente in pochi. Ma poi chissenefrega, con lo spagnolo ci si può anche buttare. Tipo quando al “café del mar” chiedo se “se puede comer?” e per risposta ricevo:”italiano?”…

…La barista/professoressa di spagnolo era barese, simpatica e gentilissima. Ciao Silvia!

Insomma, Valencia è una città proiettata nel futuro, ospite di grandi eventi internazionali: America’ s Cup, GP di F1. Buone infrastrutture e un bel centro storico, brulicante di locali e ristorantini molto belli. Un weekend lungo da venerdì a domenica può anche bastare, meglio sarebbe avere un giorno in più. Anche perché in Spagna ti può capitare che l’ultima notte prima di partire, in Plaza de Toros verso l’ una ti imbatti nel ‘Certamen de bande’. Ovvero una concorso internazionale di orchestre che si sfidano con opere libere e obbligate nel tempio consacrato alle sfide taurine. Combattuto se rimanere od andarmene alla fine rimango sopraffatto dalla magnificenza di un’ orchestra che suona ‘Pinocho’ di Ferran Ferrer. C’è tutto in quella sinfonia: i Pink Floyd di Atom Heart Mother, Guerre Stellari, i cartoni di Tom e Jerry, le commedie americane degli anni ‘50. Tu assisti ad un’ opera che vuole riprodurre una storia, quella di Pinocchio, e in una sorta di ribaltamento cognitivo, ti sovvengono tutti gli stereotipi musicali assorbiti dal cinema e dalla tv e ce li ritrovi dentro. (ho fatto un po’ di confusione ma non mi riesce di dirlo meglio)

RIMPIANTI

-Non essere salito sul Miquelet

-Un giorno di spiaggia in più

-Non aver visto da vicino la ruota panoramica

-Non aver potuto offrire nemmeno un caffè alla mia barista preferita della Malvarrosa

  1. 2 Responses to “La paella valenciana”

  2. In effetti anch’io non so dire se l’horchata sia buona o meno, però a valencia è un “must”, servita con i fartons, magari nella piazza della Basilica de los desamparados…..

    Per saperne di più
    http://it.wikipedia.org/wiki/Horchata

    Anja

    By anja on lug 16, 2008

  3. Diavolo di una Anja, non la si coglie mai impreparata!
    Grazie per il link, e per saperne ancora di più:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Orzata

    By il Magiaro on lug 16, 2008

Post a Comment