15-10-2007 – La Repubblica – GINO CASTALDO
VIAGGIO IN ISLANDA, NEL REGNO DEI SIGUR RÒS
Il film, diretto da Dean de Blois, uscirà in Italia il prossimo 5 novembre
Ad Akureyri per incontrare la “cult band” e vedere in anteprima il nuovo video, “Heima”, ricco di suggestioni e fantasie musicali
La band arriverà la prossima settimana alla Festa di Roma per presentare il film
AKUREYRI (ISLANDA)
dal nostro inviato
L´aria è tersa, inebriante. Il freddo implacabile, ma sotto questa terra senza alberi si intuisce il calore dei vulcani, dell´acqua bollente che scoppia senza preavviso dai buchi della terra. Ed è, oltre che dell´Islanda, una perfetta descrizione della musica dei Sigur Ròs. «Sì, ovviamente c´è il rischio di cadere in un cliché», racconta il cantante Jon “Jonsi” Birgisson, «Ma è vero. Quando abbiamo iniziato questo piccolo tour in Islanda, dopo aver girato per il mondo, ero impressionato una volta ancora dalla potenza del paesaggio, così selvaggio, ma anche pacificante».
Per presentare il nuovo capolavoro, un film documentario intitolato Heima, che sarà presentato in anteprima alla Festa del cinema di Roma, di inquietante bellezza, con pezzi suonati dal vivo in vari luoghi dell´isola, a volte concerti veri e propri, altre volte performance solitarie, senza pubblico, immersi in conche di roccia avvolte da nubi maestose, o dismesse fabbriche della antica lavorazione del pesce, hanno scelto una piccola città nel nord dell´isola, una periferia nella periferia, circondata da ghiacciai perenni e cime alte tutte massimo milleduecento metri, come se un invisibile coltello divino le avesse tagliate tutte alle stessa altezza. Ma da dove viene questa malia quasi mistica? La risposta non potrebbe essere più spiazzante: «Sono cresciuto ascoltando heavy metal», spiega Jonsi Birgisson, «e ancora oggi mi piace, può sembrare strano ma è così, poi sono passato ai Nirvana, all´ambient music, credo che sia importante ascoltare tutto, e da tutto puoi imparare qualcosa, dalla pura energia alla bellezza delle melodie». E di questo sono maestri indiscussi. La loro musica passa dalla quiete al caos, in un sapiente gioco dinamico che evoca il pieno e il vuoto, la totalità e il silenzio: «Il silenzio è fondamentale, è importante in tutto, anche nella vita di tutti i giorni. Io ho un piccolo appartamento a Reykiavik, nella strada principale, c´è sempre rumore, e mi piace, mi eccita, ma ho anche una vecchissima, bella casa in campagna, dove il silenzio è totale, amo entrambi, credo succeda la stessa cosa quando scriviamo musica, deve succedere la stessa cosa».
Come il loro paese, i Sigur Ròs (il nome fu trovato ispirandosi alla sorellina del cantante, nata il giorno in cui nacque il gruppo, e che fu chiamata appunto Sigurros, ovvero rosa della vittoria) sono l´ultima Thule della musica. Un paesaggio estremo e avvincente, come fosse l´esplorazione di un luogo ancora ignoto. E se la musica oggi va verso la totale esposizione di se stessa, tutto fuori, tutto dichiarato e prevedibile, loro vogliono nascondere, sottrarre, vogliono preservare per intero il mistero di quello che la musica esprime. Non a caso da queste parti raccontano la leggenda del popolo nascosto, “the hidden people”, a cui la popolazione crede al punto che a volte le strade in costruzione vengono deviate per non dover distruggere luoghi che si ritiene possano appartenere a questi misteriosi abitanti del sottosuolo. Il cantante ride quando tentiamo un paragone: «Noi, la gente nascosta? Perché no? Di sicuro ci piace questa storia, e anche noi siamo molto tentati di rimanere nascosti. Il concerto inizia con un velo tirato davanti al palco che lascia solo intravedere le ombre di quello che succede in scena. Non è una metafora intenzionale, ma non escluderei che comunque lo sia, di fatto».
Il film, diretto da Dean De Blois, è condotto con un rigore visivo quasi doloroso. Non ci sono cartoline (geyser ecc…) ma c´è ugualmente l´Islanda, primordiale, conturbante, coi suoi venti impetuosi, il contrasto tra il sotterraneo e l´aria. Sembrano vivere in un mondo dove non c´è pubblicità, senza chiasso mediatico, dove ogni suono è autentico e appropriato. In fondo necessario. La sensazione che rimane addosso è struggente, evoca il rimpianto di un modo di vivere, e non solo di suonare, che l´occidente sembra avere clamorosamente cancellato. I Sigur Ròs vivono a contatto con la gente, suonano con le bande di paese, duettano con cantanti di tradizione, il film li umanizza, li rende molto più comprensibili, senza nulla togliere alla magica, quasi sovrannaturale purezza della loro musica. E per arrivarci sminuiscono il valore della parole.
Che sia islandese, o addirittura una lingua da loro inventata, lo “hopelandic”, quello che conta non sono certo i versi. Non gli dà fastidio che nessuno, o quasi, capisca quello che cantano? «Assolutamente no», ci spiega il batterista Orri Pall Dyrason: «Il testo per noi non ha poi così importanza, questo fa in modo che la musica arrivi nella sua essenza, senza interferenze di significato». Ma a vederli suonare sembrano cadere letteralmente nel vortice della musica: «Sì a volte sono come in trance, perdo la cognizione di quello che succede intorno», conferma il batterista. Sono il polo estremo del rock contemporaneo, ma vantano fan insospettabili, tra cui Brad Pitt, Madonna, Tom Cruise, David Bowie, i Coldplay, i Radiohead, Bjork ovviamente, ma anche gruppi esplicitamente rock come Metallica e Red Hot Chili Peppers. Del resto è una sirena a cui è difficile resistere, e il film in arrivo (che verranno a presentare a Roma la prossima settimana e che uscirà il 5 novembre) è un´esplosione di bellezza, austera, e controllata, ma capace di riconciliare anche i più esigenti col puro piacere della musica.

Ég Er Kominn Aftur
[...]En Stoppa Stutt Við
[...]En Biðin Gerir Mig Leiðan
Tjú Tjú
uh sigur ros!
musica che ti scioglie…e ti mescola in un universo di suoni liquidi…
Tjú Tjú
Tjú Tjú
sundancekynky
we’re accidents waiting…waiting to happen
Mah, io ci ho provato ad ascoltarli, senza successo. Dici che ci devo ritentare?
Cosa vogliono dire i geroglifici di cui sopra??
Non vorrai dirmi che sai l’islandese!
I sigur ros… anch’io ammetto di averci provato più volte, ma proprio non ce la faccio… neanche nel periodo di trance post viaggio in islanda… non riesco a superare la soglia dei due minuti…
Segnalo invece il primo di emiliana torrini, che a differenza dell’ultimo (quello che ascoltavamo in macchina) è molto più complesso e vario, anche se a volte si rasenta il plagio di bjork…