sono riuscito a vedere il concerto di riparazione di Daniele Silvestri. Eh sì, perchè con un po’ di rammarico mi ero perso quello dell’Idroscalo. Poi però per merito del massimo estimatore vivente di Silvestri (grazie Guido), ieri sera si viaggia in direzione Asti. Città molto carina devo dire, con un bel centro storico. Il concerto si tiene sotto la cattedrale e non c’è tantissima gente. Io non mi spiego la differenza abissale in termini numerici tra il pubblico che so, di un Biagio Antonacci e di una Laura Pausini e quello di un Silvestri, anche perchè Silvestri i suoi bei successi/tormentoni li ha sempre fatti. Comunque non c’è tanta gente ma l’atmosfera raccolta aiuta e noi siamo vicinissimi ai musicisti. Bello, bello dai. Si parte con Marzo 3039, una canzone cupa che mi fa preoccupare perché guardando il viso di Silvestri temo che il non numerosissimo pubblico dia pochi stimoli ai nostri. Invece un pezzo dopo l’altro viene fuori un gran concerto, non solo di Silvestri, ma proprio in generale intendo. Io non amo i concerti
fiume ma questo di circa due ore e mezza con una trentina di canzoni, è stato emozionante, divertente, coinvolgente. Si sentiva e vedeva benissimo e anche i musicisti -parola di Silvestri- erano particolarmente ispirati.
Il repertorio è particolarmente vario, si sa. Ballate, blues, valzer, flamenco, pezzi acustici, canzonette, ma anche rock e funky suonati alla grande. Le sue canzoni poi, quando riesco a concentrarmi e ascoltarli veramente mi fanno sempre riflettere. Ho riscoperto pezzi che non ascoltavo da tantissimo tempo perché magari in album meno riusciti, come ad esempio “l’autostrada”, che mi piace tantissimo. Notevole anche ” Cose da dimenticare” completamente riarrangiata e
“Il flamenco della doccia”. Tante canzoni da “il dado” e dai primi lavori.
E poi, quello che non manca mai, è il gusto della parola e del racconto, ma anche della burla e del divertimento.
Il finale è esplosivo e trascinante. I musicisti, dopo una pausa si ripresentano in camicia bianca mezza manica e cravatta, Daniele non più con la coda ma con capelli sciolti e occhiali scuri. Su una base quasi house, comunque molto dance parte “Gino e l’Alfetta”,”Salirò” e “Manifesto”. Poi “Aria”,”L’uomo col megafono”,
e il gran finale con “Cohiba” che rimane uno dei pezzi più coinvolgenti mai scritti da chiunque.
Grandissimo godimento Anja, e solo qualche nostalgia del passato. Forse che fortunatamente anch’io sono dotato di una scarsa sensibilità??

Intanto…grazie della dedica, fa sempre molto piacere (ed è la seconda).
Ah, il finale con “Cohiba” è un classicone di tutti i concerti di Daniele!
Anja
Fell out of bed fneelig down. This has brightened my day!