Concerti 2011: classifica finale

Eccola qui, anche quest’anno la mia consueta classifica dei concerti. Un anno meno ricco di altri ma non scevro di sorprese. A voi

8. The drums + Cloud Control

Ci sono andato per vedere i Cloud Control, ma causa ritardo (mio) e anticipo (loro)  ho assistito a solo due pezzi. Quindi non giudicabili. Carina e niente di più  la performance dei the Drums.

7. The Strokes

Potenzialmente da podio, anche per il gradino più alto per quello che hanno lasciato intuire, il loro concerto è stato irrimediabilmente compromesso dai ripetuti problemi di blackout. Però forse potevano lo stesso dare qualcosa di più.

6. Ivano Fossati

Bel concerto, grande professionista, e grandi canzoni. Però la scelta del repertorio è stata a mio parere discutibile: un po’ troppo monocorde sul tema dell’amore/dolore. E sì che ne avrebbe avuti di pezzi per vivacizzare il concerto. Imperdonabile non aver eseguito Last Minute

5. Guccini

La seconda volta che lo vedo: il solito affabulatore, la solita umanità,  la solita grande presa su un pubblico di tutte le età. Immortale

4. Daniele Silvestri

Consueta grande e coinvolgente prestazione di Silvestri. Non delude e  non stanca mai. Certezza

3. Roger Waters

Grande, maestoso e meraviglioso spettacolo. Spettacolo più che concerto. In un’altra classifica avrebbe sicuramente vinto

2. Cake

Aah i Cake che divertimento! Bello, bello, bello! La loro unica colpa è che hanno trovato sulla loro strada gli Arcade Fire…

1. Arcade fire

Rivelazione vera, soprattutto dal vivo danno il meglio di loro stessi. Davvero entusiasmante. Un nuovo benchmark per tutti.

 

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Il cinema del Magiaro in due righe: Miracolo a Le Havre

Dopo il meraviglioso “L’uomo senza passato” di qualche anno addietro ero curioso di vedere questo nuovo lavoro di Aki Kaurismaki. Curiosità non delusa. In “Miracolo a Le Havre” ci si catapulta in una favola lieve con eroi fuori moda, non giovani e non belli, ma semplici e genuini. Il film a volte sembra costruito come delle tavole di un fumetto per merito delle inquadrature, dei colori, dei dialoghi scarni e delle caratterizzazioni caricate di alcuni personaggi (il vicino spione su tutti, ma anche il commissario e Little Bob) . C’è un’effetto straniante nella rappresentazione del film del quale si fatica a capire l’ambientazione temporale: i personaggi positivi e il loro mondo sono apparentemente collocati nella povertà ed essenzialità degli anni ’60 ma con continue incursioni e commistioni con l’attualità dove, attraverso la vicenda che si occupa di immigrazione e applicazione di leggi sbagliate, viene rappresentato tutto il negativo della società contemporanea.

Un cinema diverso con molto spazio alla poesia. Andate a vederlo se potete.

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Angela, stiamo arrivando

Ve bene, abbiamo fatto un po’ le cicale, ci siamo esposti forse troppo col debito pubblico, ma adesso rientriamo dalle spese dai, ora c’è Monti…

Facciamo così, veniamo a trovarti e anticipiamo noi qualcosa, diciamo 2-300 euro.

Eh? Va bene?

Sì dai, arriviamo.

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Visti per voi: Cloud Control e The Drums ai Magazzini Generali

Sebbene gli headliners fossero i The Drums, il mio vero obiettivo erano i Cloud Control: ciccati clamorosamente poiché improvvisamente si è deciso di applicare lo stile inglese all’orario di inizio concerti. Ore 20, si parte! Giustamente l’O. mi fa notare che sarà “l’effetto Monti” che inizia a farsi sentire.

(Ma sul sito di info si parlava delle 20 come ora di apertura cancelli, ma chettelodicoaffare). Io arrivo alle 20. 30, pensando di essere in orario ma a quel punto la frittata era fatta e così assisto solo a due pezzi, sgrunt@#!

Un vero peccato, per quel poco che ho potuto vedere confermo la buona impressione avuta dal lavoro in studio. Secondo me sono bravi e vanno tenuti d’occhio.

Anche  i The Drums hanno confermato l’opinione che mi ero fatto ascoltandoli almeno quel tanto che basta per non arrivare del tutto impreparato al concerto. Pezzi molto veloci, abbastanza simili l’un l’altro, spesso divertenti. Dal vivo emerge in maniera netta una certa assonanza con gli Smiths e la vena parecchio glam del leader del gruppo, che dimostra una bella personalità e presenza scenica. Bravi anche il resto dei componenti del gruppo: chitarra, tastiere, batteria e seconda chitarra che si alterna al basso durante la performance. Per il resto poco altro da dire se non dell’uso molto intenso di echi e riverberi e synth e un pizzico di snobismo nel decidere di non eseguire il loro pezzo più famoso Let’s go surfing. Molto gggiovani loro, molto gggiovane il pubblico.

In definitiva mi sembra non aggiungano nulla e, se ciò non va considerato per forza di cose in modo negativo, nemmeno mi dà però modo di pensare ad un lungo futuro per loro. Ma siccome hanno fatto la loro parte in modo onesto e piacevole, gli auguro di saper diversificare il loro repertorio e che io venga smentito.

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Jeff Buckley

Oggi avrebbe compiuto 45 anni.

Mi manca.

Dedicato a chi mi ha voluto bene:

Lover, you shouldve come over

 

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Le specialità della casa sono due: torta di riso e …

E.G. – Ciao, ho fatto la torta di riso e te ne ho portato un po’, spero che ti piaccia…

Il Magiaro – Ma… grazie… che carina, mi risolve il problema della cena di stasera! Ti farò poi sapere com’era.

La torta di riso era ottima, brava E.G.

Ne ha goduto non solo il gusto ma, per il pensiero gentile anche l’anima.

Non solo perché l’alternativa la sappiamo quasi tutti…

 

 

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Il cinema del Magiaro in due righe: Faust

Cinema elitario. A mio parere di questo stiamo parlando. Un po’ come Melancholia.

Leone d’Oro a Venezia, iperosannato dalla critica, ha suscitato la mia curiosità.

Ahimè, sospendo il giudizio limitandomi a fornire poche istruzioni per l’uso.

  1. Non aspettatevi “la magnificenza del grande schermo”, il film è proiettato in 4:3, e sembra girato con l’Hipstamatic: avete presente quell’effetto delle fotografie invecchiate per cui si perdono i colori e/o prevale una dominante? Ebbene, è quello che in questa pellicola avviene. L’esito -benché funzionale, questo lo capisco- non è dei più accattivanti. La mancanza di saturazione e le tonalità grigio-verdi prevalenti risultano piuttosto ostiche.
  2. Probabilmente conviene informarsi preventivamente della vicenda del dottor Faust di Goethe. Vi aiuterà a capire meglio ed entrare più velocemente nella vicenda.

Detto questo, se vi piace il rischio… Potreste rimanere entusiasti (se cinefili) o delusissimi (scommetterei più su questa ipotesi).

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Visti per voi: Guccini a Varese

- Sai, vado al concerto di Guccini

- Guccini? Sei vecchio!

- Piano con queste affermazioni, guarda che l’ultima volta che andai ad un suo concerto era tutto esaurito e strapieno di ragazzini…

Ecco, anche ieri sera c’era il tutto esaurito con moltissimi giovani e questa cosa mi continua a stupire. Com’è possibile che un cantautore settantenne che non fa promozione, non viene passato per radio, insomma non esiste per la stragrande maggioranza dei nati dagli anni ’70 in poi abbia questo seguito? Lo chiedo a due trentenni davanti a me e mi rispondono, anzi urlano in coro: perché è attualissimo!

Io non lo so se sia questo il segreto, per me Guccini rimane un riferimento dei miei anni più giovani con le tante sue canzoni cantate e suonate con la chitarra con gli amici. Con i temi e le esperienze di un uomo vero.Per questo l’emozione ieri sera a tratti era paralizzante.

Lui è sempre lui, il suo è il concerto più parlato in assoluto: spesso dagli artisti sul palco si vorrebbe qualche parola in più e non solo la semplice esecuzione di una serie di pezzi. Con Guccini è esattamente il contrario, credo che nel totale del tempo del concerto prevalgano i momenti di racconto, degli aneddoti e dei siparietti con i suoi musicisti rispetto alle canzoni, tanto che in alcuni momenti viene quasi voglia di chiedergli finalmente di suonare. Non lo si fa perché Guccini non è un cantautore, è un cantastorie ed intrattenere e divertire il suo pubblico gli viene sempre benissimo.

E poi che dire, di un concerto di Guccini? Risentire Eskimo, Noi non ci saremo, Amerigo, Dio è morto, La locomotiva, Canzone di notte N° 2…Autogrill.

Ritrovarsi a cantare le sue canzoni e accorgersi che un groppo alla gola -di quelli grossi- ti taglia la voce mentre invece vorresti cantare a squarciagola.

Sì, è stato commovente, ancora.

“..noi tutti ormai sappiamo 
che se dio muore è per tre giorni e poi risorge, 
in ciò che noi crediamo dio è risorto, 
in ciò che noi vogliamo dio è risorto, 
nel mondo che faremo dio è risorto…”

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La rabbia e l’orgoglio

Dove l’orgoglio di essere italiano, parte di un popolo centrale nella storia antica e moderna è mortificato dalla rabbia per ciò che qui,  in queste settimane sta accadendo. Guardo con attenzione ai commenti politici, da una parte e dall’altra; alla rabbia si unisce l’amarezza e la preoccupazione per il futuro che ci aspetta.

Ho visto capi di governo esteri ridere del nostro Presidente del Consiglio (non dell’Italia, come qualcuno ha voluto farci credere).

Ho visto Presidenti del Consiglio e superministri dell’economia dirci che la crisi non c’era, che eravamo uno dei paesi che ne erano usciti meglio ma dopo pochi giorni affermare che eravamo tutti “sul Titanic”.

Vedo commissari e funzionari europei  -ogni giorno qualcuno di nuovo, oggi un finlandese- dirci preoccupati cosa dobbiamo fare e che dobbiamo muoverci a farlo.

Vedo Vittorio Feltri pontificare urlando (urlando!) su una sinistra che non sarà in grado di garantire il dopo Berlusconi e un governo credibile.  A questa dichiarazione si può rispondere in due modi: il primo, che forse ha il diritto di provarci, perché se ragiono con lo stesso criterio anch’io e tanti altri con me, alle ultime elezioni ero convinto che Berlusconi e la Lega ci stavano raccontando solo un sacco di frottole e che  un tale bugiardo ci avrebbe portato alla rovina.

Non mi sembra di poter essere smentito, lo so da 15 anni almeno, eppure  hanno avuto ugualmente la possibilità di stare lì a condurci in questa situazione. Non bisognava nemmeno essere dei geni, bastava ascoltare quello che di questa destra diceva Montanelli,  che di sinistra certo non era.

La seconda considerazione è: sarà mai possibile fare meno di quanto fatto da questo governo? Non dimentichiamo la larga maggioranza che ha avuto a disposizione e che è riuscito a dissipare arrivando persino a dover rimpiangere la Carlucci.

Con che coraggio si può affermare a priori che qualcun altro farà peggio di loro di fronte allo sfacelo che hanno provocato?  Che ci piaccia o no, che sia giustificato o meno, siamo oramai quasi al pari alla Grecia, siamo commissariati dalla BCE, dal FMI dalla Merkel e derisi da Sarkozy (Sarkozy che nemmeno i francesi sembrano più volere!).  Questa è la realtà.

Ho visto Obama ringraziare tutti i paesi (ma proprio tutti, uno per uno) per la missione in Libia e dimenticarsi dell’Italia. Altro segno di quanto siamo ormai ininfluenti nel mondo che conta.

Ho visto le borse di tutto il mondo salire sulle voci di dimissioni del Presidente del Consiglio Italiano.

Ho imparato il significato dello spread sui Bund.

Ho sentito raccontarci per anni che il vero problema dell’Italia era la magistratura rossa, le intercettazioni, l’immigrazione e la sicurezza. Il debito pubblico che saliva no eh?

Ho visto tentare il varo di un decreto legge  in una notte per “salvare” Eluana Englaro e compiacere le gerarchie ecclesiastiche.

Ho sentito anche che ci avrebbero abbassato le tasse (al contrario della sinistra nemica degli italiani che invece gode ad aumentarcele, chissà poi perché…) mentre il debito pubblico continuava allegramente a salire.

Ho visto al contrario un proliferare di elargizione di poltrone e sottosegretariati aggiuntivi, a testimonianza del nostro ottimo stato di salute economico.

Ho visto la Minetti.

Ho visto i leghisti, quelli che urlavano “Roma ladrona” magnare a più non posso e salvare con il loro voto mafiosi e delinquenti.

Ho visto ministri della Repubblica Italiana insultare e fare pernacchie come neanche al grande fratello.

Ho visto che la gente non ci fa più nemmeno caso, la normalità ormai è questa.

Ho visto la morte dell’etica.

Era davvero inevitabile arrivare a questo punto? Siamo mai caduti così in basso? Si può ancora affermare che “tanto sono tutti uguali”?

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Il cinema del Magiaro in due righe: Melancholia

Non per tutti. Non per tutti. In ultima analisi nemmeno per me. La critica è divisa, chi lo stronca come Curzio Maltese su La Repubblica e chi lo incensa come i miei amici de Gli Spietati. Io ad onor del vero mi sono perso i dieci minuti iniziali, quelli sui quali quasi tutti concordano come i migliori del film. Sono uscito perplesso senza saper cosa dire. Non mi sono annoiato ma non sono riuscito a cogliere il senso, il messaggio. Nemmeno il godimento estetico, o di una storia intrigante come mi era successo in passato anche con lo stesso regista. Probabilmente sono troppi i legami con le opere precedenti ed il percorso del regista per fruirne al di fuori di un contesto più generale.

Ed in estrema sintesi, o Lars Von Trier è un geniaccio alla portata di pochi oppure è incredibilmente sopravvalutato. Perciò il mio consiglio per chi vuole provare l’esperienza è: -attenzione, potreste uscirne molto delusi.

Tra parentesi, la serata era stata organizzata per vedere Faust, ma imprevedibilmente non siamo riusciti a trovare i biglietti.

Buon segno se c’è voglia di cinema di qualità. Ci riproverò.

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Troppe emozioni

Ho bisogno di rallentare. Leggere. Inspirare. Espirare. E non sognare.

 

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Perché non Rosy Bindi Presidente del Consiglio?

Presidente Napolitano pensaci: perché non lei? E’ integerrima, ha carattere e personalità, è cattolica quanto basta per essere apprezzata sia a destra che a sinistra. Sarebbe finalmente una donna. E, dettaglio non trascurabile, secondo me con la cul… inchiav.. ehm…  con la Merkel, andrebbe d’accordissimo (forse un po’ meno con Sarkozy). Insomma, scegli lei. (Vista a Otto e 1/2 dalla Gruber)

Oggi prime dichiarazioni di Berlusconi dopo il vertice europeo di ieri: ” Ne  ho prese tante, ma quante gliene ho dette eh!”

Dopo la Gruber, visto anche il David Letterman Show: ma quanto è fico quell’uomo?

Altri pensieri in libertà: a chi ha più di 25 anni e usa l’espressione “è tanta roba” toglierei l’uso della parola. Lo toglierei anche a tutti quelli (senza distinzione d’età) che usano l’ormai fastidiosissimo “ma anche”.  Per non parlare dell’aggettivo “importante” usato a sproposito in molteplici occasioni: ha un naso importante, abbiamo tenuto un’ atteggiamento importante, abbiamo fatto una partita importante, etc…

Per finire, la moda e l’abuso del termine autostima. Ormai (nel mondo del calcio in primis) si parla solo di quello: “è un risultato importante per la nostra autostima”. Qualche tempo fa sarebbe stato un risultato importante per il morale.

Forse era meglio.

 

 

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Operazione tende

Dopo appena sei anni di residenza nella mia “maison” ho già deciso di mettere  le tende in camera da letto. Ora, l’operazione per il giovane uomo non è delle più accattivanti ma anzi , psicologicamente faticosissima. Voi donnine che mi leggete immaginate di dover scegliere e installare, faccio per dire, un sistema di irrigazione automatica  o una caldaia murale e capirete.

Infatti, benché non sia un attività così difficile, presuppone un certo impegno per orientarsi, capire, apprendere e fare la scelta. Ad esempio ci sono tende a pannello, a pacchetto, a rullo, a veneziana. Ognuno ha un sistema diverso di supporti, di misure, passanti, fettucce, anelli, insomma di cose da sapere.

Ebbene, dopo un lungo peregrinare ora ne so abbastanza; ma non è mica finita perché alla fine di tutto il processo bisogna sceglierle queste benedette tende! Foggia, colore, misura, trasparenza ecc…

Qui viene il bello perché per delle tende per portafinestra ho scoperto che (bastone incluso, questa è la soluzione che ho individuato) si possono spendere dai 70 ai 500 e anche di più euro. Ho girato per tappezzieri (carissimi) agli spacci aziendali (da economici a molto cari) ai brico center (Leroy Merlin il migliore per assortimento). In tutti questi posti si possono trovare tende adeguate se non ottime, ma in nessuno di questi posti si trovano tende moderne, che abbiano un minimo di design. Tranne che…all’ IKEA.

All’IKEA si trovano, sono carine e costano anche  15-20 volte meno che la soluzione più cara. E allora ne ho comprate due, crepi l’avarizia e con 45 euro me la sono cavata. Se poi scoprirò che la qualità fa schifo penserò ad un investimento più di qualità.

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Governare per i sondaggi

Trovo che la tendenza di questi ultimi anni a governare con un occhio sempre rivolto ai sondaggi sia quanto di più nocivo ci possa essere. Prendere delle decisioni per il bene del paese a volte presuppone delle scelte impopolari e prestare troppa attenzione al consenso impedisce appunto una politica efficace. Il risultato tra l’altro è sotto i nostri occhi. Viene promesso quello che non si può mantenere solo per compiacere l’elettorato e rimanere in sella. Fino a quando i nodi non vengono al pettine. E a pagare siamo poi tutti noi.

Guardo il TG di La7, perché sicuramente non organico a questo governo, e probabilmente anche un po’ fazioso nell’altro senso, ma non sopporto l’edizione del lunedì: Mentana si ostina a presentare sondaggi politici settimanali, dando enfasi su oscillazioni di 0,1% cercando di motivarli di volta in volta  con i più recenti avvenimenti politici e di cronaca, in compagnia del fido Masia, con effetti spesso comici.

Ora, questi sondaggi lasciano il tempo che trovano per almeno un paio di ragioni: la prima è che alle elezioni ben che vada mancano almeno sei mesi e la seconda è che i sondaggi sono fatti per essere smentiti. Ma quello che più mi infastidisce e preoccupa è che così facendo si legittima ulteriormente quel modo di far politica di cui dicevo sopra.

Mentana, la missione di un telegiornale dovrebbe essere informare: per favore lascia stare i sondaggi e dacci le notizie. Grazie.

Un tuo affezionato spettatore.

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Censimento ISTAT

Fatto, pensavo peggio, visto il plico recapitatomi a casa. Ma farlo online mi sembra che faciliti di molto la compilazione.

Ci risentiamo tra una decina d’anni.

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